mercoledì 18 maggio 2011

Ieri ero in braccio a mamma sul balcone

Gli occhi non sono lo specchio dell'anima e nemmeno il riflesso di ciò che si pensa. Gli occhi rispecchiano semplicemente ciò che guardano. Come la pozzanghera che vede il palazzo che ha di fronte. Come il mare che si tinge di latte al mattino e d'arancio alla sera. 
Gli occhi sono l'interpretazione visiva di quel che si ha davanti. Sono un invito ad attraversare la strada, il biglietto per compiere un viaggio, il primo passo verso il futuro.
Ieri ero in braccio a mamma sul balcone a godermi il contrasto fra il sole già caldo e la brezza fresca della primavera. 
I miei occhi erano verdi di foglia, completamente dipinti dalla fronda del pioppo davanti casa.

lunedì 16 maggio 2011

Papà mi guarda e io rido

E' una faccia simpatica quella di papà. Appena si gira e mi guarda, aggancio i suoi occhi e rido. Ogni mattina e ogni sera, dal passeggino dove sto disteso, seguo con lo sguardo questa persona che mi si muove attorno, indaffarata, e che ogni tanto mi lancia un'occhiata. Io aspetto questo momento nel quale i nostri sguardi si incrociano e tutte le volte che papà mi guarda è una conferma delle sue attenzioni verso di me, una risposta affermativa alle mie aspettative. 
Papà mi guarda e io rido, senza una ragione, forse semplicemente perché papà mi sta simpatico. 
Mi guarda e io rido, con le poche, e con tutte, ragioni del mondo.

martedì 10 maggio 2011

"Forse gli stanno spuntando i denti"

"Forse gli stanno spuntando i denti", dicono i miei genitori sentendomi urlare. Essi non non conoscono l'origine del mio dolore e fanno ipotesi avvalorate dalle 'diagnosi' del pediatra. Può darsi che ciò che affermano sia vero, ma resta questa generale anomalia di un effetto palese che ha cause oscure. 
Come accade per qualsiasi altro grande dolore, che ha origine nelle profondità più remote e inaccessibili dell'animo umano e che determina il comportamento di una persona, è inevitabile e pazzesco che si scambi l'apparenza con l'essenza e che si parta dalla prima per comprendere la seconda.
Ma tant'è: siamo esseri umani, con occhi per vedere e orecchie per sentire soltanto ciò che ha evidenza, solamente quel che ha voce.

martedì 3 maggio 2011

Adesso piango meno

Adesso piango meno e riesco a trovare degli elementi di distrazione dove rivolgere il mio sguardo e disperdere la tensione. Non solo: ora riesco perfino ad afferrare alcuni oggetti che mi compaiono di fronte.
La mia mira sta diventando infallibile e per spostare le cose adopero perfino i piedi. Sorrido spesso e piango poco, soprattutto al mattino. 
Quando mi sveglio sono sempre di buon umore.

giovedì 21 aprile 2011

Le mani per parlare

Sto imparando a conoscere il mondo, l'universo circostante e limitato che ruota attorno al mio sguardo, con i miei occhi mobili. Seguo oggetti che si spostano davanti a me, afferro visi, decifro risposte. Tasto con le mani, graffio con le unghie, stringo con le dita: prendo.
Prendo pezzi di mondo e li tengo stretti con tutta la mia piccola forza. Emetto sillabe che si uniscono alle cose: parole che prendono forma...la forma che poco prima apparteneva agli oggetti soltanto.
Distendo le braccia, muovo le mani, articolo le dita: anche questo è un modo di parlare.  

mercoledì 20 aprile 2011

Quando parlo, domando una risposta

Adesso, quando parlo, domando una risposta.
Anche se non vuol dire niente, anche se chi mi sta davanti non ha capito e se, al limite, dovesse rispondere, al mio verso, con un suo verso.
La stessa intonazione, la stessa frequenza, la stessa durata: è così che un verso diventa parola.
Ed è così che più versi divengono dialogo.
Mi accontento di questo, per ora: del concerto di poche sillabe.

martedì 5 aprile 2011

In che tempo ci incontriamo io e papà?

E se il presente abitasse nel passato...allora in quel presente-passato saremmo soli, nella sola compagnia di persone che non ci sono più.
Papà e il suo presente assente, io e il mio presente senza tempo. Papà e i suoi oggi fluidi: passaggi che scorrono dal passato al futuro, saltando, come fa una cascata, ogni presente. Io e tutti i miei secondi: la fila degli istanti, la processione dei minuti, ogni momento che va via, ma che resta...anche.
Se le cose stanno così, in che tempo ci incontriamo io e papà?
Io non ho una storia, non ho un trascorso, non ho memoria. E non immagino neanche di avere un futuro, non so se esista il domani, né che domani sarà un altro giorno.
Per me, passato e futuro sono una parola sola: il presente. Un tempo senza durata, ma non per questo eterno.
Un tempo che assomiglia a un orologio fermo, senza lancette.