giovedì 20 ottobre 2011

Emozione è un respiro

Emozione non è una parola, ma un respiro. E' un battito, un salto del cuore. E' il sangue che palpita e avvampa il volto in un secondo. Emozione è l'aria di cui abbiamo fame e sete, quando siamo davvero affamati e assetati.
Emozione è il brivido dell'acqua gelata e lo scomporsi senza controllo del torace nel riprendere fiato. Emozione è l'urlo improvviso, mai pensato, né tanto meno mai previsto o ipotizzato.
Emozione è il pianto irrefrenabile e che non cessa mai, neppure dopo che è terminato. Emozione sono i singhiozzi intrattenibili, l'eco infinita di un dolore.
Emozione sono questi due bambini, talmente inermi e sensibili da saper emozionare perfino le cortecce morte degli alberi. 
Questi vecchi che non possono fare altro che osservarli da lontano. Da chilometri di distanza, ere geologiche, anche se sono a due centimetri soltanto dal loro respiro.

lunedì 10 ottobre 2011

Adesso so dire "ciao"

Forse papà non ci aveva ancora pensato che io parlo. Oppure lo aveva fatto: infondo anche i versi che emetto sono parole...talvolta perfino poetiche. Ma ciò che oggi intendo con "parole" è la capacità di ripetere un suono ascoltato anche senza legarlo a un significato. 
Ciò che facevo prima, invece, era emettere miei inediti e personalissimi versi, senza averne mai prima ascoltati di simili. In queste parole però erano presenti dei significati...a voi il compito e la libertà di decifrarli e di capirmi.  
Ebbene, adesso so dire "ciao", anche se la parola che viene fuori dalla mia bocca e un po' diversa da quella che dicono gli altri. Chi mi sta intorno e mi dice "ciao" sa dirlo esattamente come è scritto, mentre a me, in risposta, esce un "da-da-o", piuttosto che un "de-de-o". 
Il tutto accompagnato con un gesto della mano, questo sì, fatto come si deve: le dita che si aprono e si stringono a pugno, su e giù. "Da-da-o", "de-de-o".

giovedì 29 settembre 2011

Il giovane gambero

Adesso comincio a gattonare, ma all'indietro, come un (classico) gambero e non come il protagonista, poco ortodosso, della storia che segue e che papà mi ha raccontato. Una cosa però ci accomuna, a me e al crostaceo, ed è il fatto di andare controcorrente...Ciascuno di noi deve trovare, come può, la propria strada nella vita.

Un giovane gambero pensò: "Perché nella mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco".
Cominciò ad esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica. Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.
Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse:
- State a vedere.
E fece una magnifica corsetta in avanti.
- Figlio mio, - scoppiò a piangere la madre,- ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come tuo padre e tua madre ti hanno insegnato, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene.
I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare.
Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse: - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua, il ruscello è grande: vattene e non tornare più indietro.
Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.
Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
- Il mondo va a rovescio,- disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.
- Non c’è più rispetto, - disse un’altra rana.
- Ohibò, ohibò, - disse una terza.
Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto a un sasso.
- Buon giorno, - disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco che cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua piuttosto che rivolgermi la parola. Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.
Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava: "Ho ragione io".
E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.
Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio!

[Gianni Rodari, Favole al telefono, Einaudi, Torino 1983, pp.48-49]

giovedì 15 settembre 2011

Nostalgia

Il mare non è che un contenitore, avvolgente e leggero, che trattiene e che lascia liberi di muoversi, nello stesso tempo. E' una madre dalla quale far ritorno e che ti aiuta, con amore e comprensione, a restare a galla. 
E' per questo motivo che, al termine di un viaggio e al culmine della stanchezza, quando vedo questo enorme specchio azzurro, in presenza di questa assoluta precedenza, cessa qualsiasi fame e ogni minimo accenno di sonno. La nuova urgenza è toccare l'acqua, immergersi e perdersi. 
Il mare è il passato che torna, la mia prima forma di vita, buia e misteriosa, precedente a questa attuale. 
E' la nostalgia, il dolore che causa ogni volta il ritorno a ciò che si è amato a da cui abbiamo ricevuto il medesimo amore.

venerdì 19 agosto 2011

Amare con i denti

Ho un dentino, spuntato appena due settimane fa. Il mio primo incisivo, l'inferiore destro. E adesso mordo anche con un dente, non più soltanto con le gengive. Porto alla bocca tutto ciò che voglio mangiare e conoscere. Mordo, assaggio: mi approprio di pezzi di mondo. 
Assaporo la vita. La mastico senza essere ancora in grado di consumala. Guardo e qualche volta mi arrabbio se ciò che vedo e mi piace non viene da me. E, appena arriva, quel che faccio è scoprire che gusto ha la cosa che desidero, che appetisco e amo.    

lunedì 8 agosto 2011

Il mio primo bagno in mare

Ecco il mare, il mio primo bagno. 
L'acqua battuta dalle braccia, il corpo che galleggia come quello di una foca. 
Il mio aeroplanino gonfiabile, dove le gambe entrano appena, con il volante di plastica su cui ho appoggiato le mani, e il clacson che non suona. 
Ecco il sorriso, il bagliore del sole riflesso sullo specchio dell'acqua, il brivido di freddo appena si è alzato il vento.
Ecco il sonno, allontanato il più possibile e sopraggiunto ora, prepotente, mentre papà mi asciuga. 

martedì 5 luglio 2011

Io vivo di emozioni

Lo dico con sicurezza: io vivo di emozioni.
Emozioni belle e brutte, come tutti.
Ma una cosa hanno in comune
Le mie emozioni non le tengo mai celate.
Le grido le sussurro le sospiro.
Con la voce con gli occhi con le mani
Col pianto e col sorriso
Col dolore e con la gioia di vivere.